CORTE COST. N. 86/2026: LA CONSULTA TORNA SUL TEMA DEGLI IMMOBILI CONDONATI E RIGETTA LA RECENTE APERTURA DEL CONSIGLIO DI STATO (N. 2848/2026)

lL CASO CONCRETO: COSA È SUCCESSO?

La sentenza n. 86/2026 trae origine dall’impugnazione di numerose disposizioni della legge della Regione Sardegna n. 18/2025, adottata con l’obiettivo di coordinare l’ordinamento regionale con le novità introdotte dal decreto “Salva Casa”.

Tra le questioni sottoposte all’esame della Corte assume particolare interesse quella relativa agli immobili oggetto di condono edilizio.

La legge regionale consentiva infatti interventi conservativi e di ristrutturazione, ma escludeva incrementi volumetrici e ulteriori benefici edificatori: secondo il Governo, tale limitazione si poneva in contrasto con l’art. 9-bis del d.P.R. n. 380/2001 che, soprattutto dopo le modifiche introdotte dal decreto “Salva Casa”, riconosce rilevanza ai titoli rilasciati in sanatoria ai fini della formazione dello stato legittimo dell’immobile, compresi i condoni.

LA PRONUNCIA DELLA CORTE COSTITUZIONALE

La Consulta ha salvato la disposizione sarda, giudicando legittimi i limiti imposti agli interventi sugli immobili condonati.

Secondo la Corte Costituzionale, il condono edilizio mantiene natura straordinaria ed eccezionale e non attribuisce automaticamente al proprietario il diritto di accedere a ulteriori benefici edificatori o incrementi volumetrici.

IL CONTRASTO CON LA SENT. N. 2848/2026 DEL CONSIGLIO DI STATO

La pronuncia assume particolare rilievo poiché interviene a pochi mesi dalla sentenza n. 2848/2026 del Consiglio di Stato.

In quell’occasione il Consiglio di Stato aveva valorizzato la portata dell’art. 9-bis del Testo Unico Edilizia, affermando che il titolo rilasciato in sanatoria concorre alla formazione dello stato legittimo dell’immobile e può consentire l’esecuzione degli ordinari interventi edilizi previsti dall’ordinamento.

La Corte Costituzionale non smentisce espressamente tale ricostruzione, ma afferma implicitamente che la natura eccezionale del condono può giustificare discipline che limitino gli interventi successivi sull’immobile.

QUALI SONO LE IMPLICAZIONI?

Atteso che la sentenza riguarda una disposizione della Regione Sardegna e conferma esclusivamente la compatibilità costituzionale di quella specifica disciplina, i principi affermati dalla Corte non sembrano poter essere automaticamente estesi all’intero territorio nazionale.

Resta pertanto aperto il dibattito sugli effetti del condono ai fini della successiva attività edilizia.

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